Sabato, 10 Luglio 2021 07:15

IL COMBATTIMENTO NELLA VITA DEL DISCEPOLO

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Non possiamo trasformarci in "salotti della storia", ma siamo chiamate a portare la novità del Vangelo...

(Mc 1,21-28). Ascoltiamo il testo... 

  1. Gesù insegnava... come uno che ha autorità

            Al v. 21 si legge: “...subito Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava”: l’evangelista non precisa “che cosa” stesse insegnando Gesù, non ne conosciamo il contenuto, ma sottolinea il “come” insegnava, la modalità, “con autorità” (cf. v. 22). Si tratta di un aspetto che punta direttamente alla persona di Gesù: se ci pensiamo, spesso restiamo più colpiti da come una persona parla, piuttosto che dal contenuto del suo discorso. Il “come” si parla esprime molto di più di se stessi, che non il “che cosa” si dice. Quel “come” insegna Gesù ci fa porre l’attenzione sull’originalità della sua persona, sul mistero della sua identità.

            Oltre che la modalità, nel Vangelo viene detto che quell’insegnamento è “nuovo” (v. 27). Nella lingua greca esistono due vocaboli per indicare la novità: nèos e kainòs.

nèos: sottolinea la novità in ordine di tempo, si tratta di una novità cronologica, nel senso che prima non c’era e adesso c’è, è qualcosa di recente.

kainòs: esprime la novità qualitativa, una qualità diversa rispetto a tutto quanto era già noto.

            Quindi l’insegnamento di Gesù possiede una qualità superiore rispetto a quanto si insegnava in sinagoga: il Regno, posto in rapporto al giudaismo, ha una novità di qualità, possiede una novità escatologica, quindi di adempimento e compimento rispetto a Israele.

            Chiediamoci: cos’è che impressiona tanto gli ascoltatori nella sinagoga, sì da far nascere in loro stupore? Il fatto che Gesù sia diverso: viene infatti detto “...non come gli scribi” (v. 22). Il metodo di insegnare degli scribi era prevalentemente interpretativo della Legge, vale a dire insegnavano appoggiandosi sull’autorità dei grandi maestri ed è proprio qui l’aspetto discriminante: Gesù non pone il suo insegnamento sotto l’autorevolezza, l’exousìa, di qualcun altro, perché è dato da Lui stesso. Gesù non guadagna credibilità di fronte agli uditori acquisendola da altri maestri, come facevano gli scribi. Il suo insegnamento, dunque, è autorevole, perché è Lui a darlo! Gesù non cita nessuno, il Vangelo non è la citazione di altri... il suo insegnamento non è riconducibile ad altre persone: è irripetibile, unico, originale, inarrivabile.

            Questo è un monito importante per noi e per ogni discepolo di Gesù: se noi perdiamo di vista questa originalità che è Gesù stesso, finiamo per essere anche noi persone che citano ma che, sostanzialmente, hanno poco da dire. Non possiamo correre il rischio da fare da microfono ad altri “messia”. Finiremmo per essere solamente dei ripetitori, incapaci di pronunciare quella Parola che vale la vita. Per evitare questo pericolo occorre avere una relazione viva con Cristo, un rapporto intenso e profondo con la Sua Parola; diversamente, anche un vangelo può essere ridotto a mera citazione. Il vangelo deve invece valere la nostra vita, deve dare valore alla nostra esistenza e sapore alle nostre scelte, azioni, parole...

            I discepoli, quindi noi, non possiamo trasformarci in “salotti della storia”, ma siamo chiamate a portare la novità del Vangelo, qui ed ora. Siamo invitate ad essere Chiesa che annuncia e non una Chiesa che chiacchiera, mondana. A forza di ripetere il già detto o il già sentito, rischiamo di provocare sbadigli, anziché conversioni.

            All’insegnamento di Gesù si crede perché è Lui che lo pronuncia: ecco uno dei punti più importanti del discepolato, credere a quella Parola significa incontrarsi con la persona di Gesù, aderire a Lui, consegnare la nostra vita a Lui... questa è la vera e più alta meditazione.

  1. “Taci! Esci da lui!”

                        Nel brano evangelico cogliamo anzitutto che al centro dell’episodio non c’è il demonio ma Gesù; tutta la liberazione avviene mediante la potenza della Parola di Dio. Per questo motivo, lo stesso esorcismo viene interpretato come insegnamento. A prova di questo, appena compiuta la liberazione, la gente inizia a dire: “Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!”. Osserviamo come il gesto di liberazione compiuto da Gesù viene visto come una dottrina, un insegnamento.

            Il primo miracolo compiuto da Gesù in Mc è dunque la liberazione di un indemoniato. Conseguentemente, il primo segno del Regno che accade, nel senso che si fa largo nella storia, è la sconfitta di Satana: è una lotta in cui Satana esce perdente.

            L’evangelista mette direttamente a confronto e a contatto due presenze: Cristo e Satana, il Regno e l’anti regno. L’avversario dell’uomo, che è l’avversario di Dio, si incontra personalmente con Dio stesso nella persona di Gesù. In quell’uomo posseduto si consuma il dramma della storia tra Dio e Satana. E’ interessante osservare come il Vangelo presenta i due soggetti in questione, Dio e satana, con delle caratteristiche esprimenti la loro totale e reciproca estraneità. Gesù è presentato come “il Santo di Dio” e l’indemoniato come una persona “posseduta da uno spirito impuro”. Santo e impuro! Santità e impurità dicono che nessuna delle due può sussistere insieme con l’altra: la santità non può sopportare l’impurità e viceversa, le due cose si escludono reciprocamente. Siamo di fronte alla radicale alterità tra il mondo di Dio e quello di Satana.

            

            Soffermiamoci ora sulla strategia messa in atto da Satana. Egli, gridando a Cristo, “Che vuoi da noi, Gesù nazareno? Io so chi tu sei, il santo di Dio!”, sta cercando di mantenere lo spazio di una sua presenza, di un suo agire nella vita dell’uomo dentro la storia. E’ come se volesse ritagliarsi uno spazio di storia priva di Dio, atea. Se ci pensiamo bene è davvero strano e sottile l’agire di Satana: nel dire “Che vuoi da noi?” è come se stesse affermando che in effetti c’è posto per entrambi, c’è spazio per tutti e due, Cristo e Satana. 

            Satana è molto intelligente: non si presenta da subito come un estremista o un integralista, ma come un difensore della convivenza, un fautore del principio del “possibile”. Satana è uno che convince, all’inizio entra nella nostra vita senza disturbare troppo, e fa di tutto per stare dentro l’esistenza delle persone, senza immediatamente buttare fuori quello che vi trova. Cerca semplicemente di ritagliarsi un angoletto, per garantirsi un piccolo spazio, anche insignificante. Solo dopo essersi creato un certo spazio, comincia a invadere la vita, la sua presenza non fa che ampliarsi e dilatarsi. Satana entra nella vita in punta di piedi, in modo quasi ragionevole, facendoci così transitare alla mediocrità, alla tiepidezza, fino a giungere all’ipocrisia, alla doppiezza o all’esplicito rifiuto.

            Come risponde Gesù alla provocazione di Satana? 

Gesù risponde con un semplice comando: “Taci! Esci da lui!” (v.25). Si tratta di un imperativo che prima sembra costringere Satana a non dire la divinità di Cristo e poi lo scaccia fino a compiere la completa liberazione.

            E’ una liberazione che ha dei “costi”, perché il demonio “straziandolo e gridando forte” uscì poi da lui. La stessa espressione del grido verrà usata sempre da Mc per la morte di Cristo: “Dando un forte grido, spirò” (Mc 15,37). Quasi a dire che la vicenda satanica solo momentaneamente finisce in questa vicenda umana della persona presente nella sinagoga, perché poi ha una eco nel momento della crocifissione e morte di Gesù, luogo supremo e prezzo della vittoria definitiva sul male.

            Marco usa espressioni molto forti, drammatiche, per esprimere le conclusioni di una lotta che spesso appare inizialmente più una “guerra fredda” che una guerra armata, ma che porta comunque al pericolo e alla perdizione quanti non si affidano al Signore.

            Dopo l’esorcismo avviene qualcosa di molto bello; nell’ultimo versetto, che pone termine alla narrazione, si legge: “La sua fama si diffuse subito ovunque, in tutta la regione della Galilea”. La fama di Gesù si diffonde in quella terra da dove il discepolato aveva appena avuto inizio, in Galilea, la terra “pagana” per eccellenza, crocevia di culture e religioni differenti e assai distanti tra loro. Lo stesso, dicasi della missione della Chiesa e di ogni discepolo, chiamati ad evangelizzare le “Galilee” del mondo in cui si trovano, a far risuonare lì la potente Parola del Salvatore. E’ come se Mcvolesse dirci che quella fama che si diffonde, in realtà, siamo noi.

Letto 141 volte Ultima modifica il Sabato, 14 Agosto 2021 10:21

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